È possibile che i tratti somatici di un soggetto possano influenzati dalla società ?

Cesare Lombroso -antropologo, sociologo e giurista italiano- sosteneva che si è criminali per nascita, teorizzando un concetto secondo cui l’origine del comportamento criminale di un soggetto fondasse le sue radici proprio nelle sue caratteristiche anatomiche e fisiche. La persona, qualificata come “criminale”, possedeva caratteristiche differenti dall’uomo “normale” in grado di determinare comportamenti socialmente devianti e criminogeni.  Posto che le teorie sulla fisiognomica hanno subito negli anni una serie di modificazioni strutturali, possiamo ancora affermare che l’estetica criminale sia insita nel soggetto che compie un crimine ovvero, al contrario, che sia la periferia in cui vive, la subcultura che lo ha formato ed il gruppo sociale che frequenta che ne abbiano modificato, seppur lievemente, i connotati? 
Che l’ambiente sia capace di influenzare e determinare la crescita di una personalità ce lo dicono sociologi ed antropologi da anni ma più che di personalità sarebbe interessante parlare di estetica, di fisionomia, e di caratteristiche fisiche di un soggetto.

Un dato significativo è da rintracciare, sicuramente, nella scelta stilistica degli elementi urbani e delle tipologie architettoniche presenti in un determinato territorio. Questo dato diventa di facile comprensione se pensiamo, ad esempio, alla struttura estetica e stilistica delle borgate romane. Dal 1930, lontane dal centro abitato e fuori del Piano regolatore, cominciano a sorgere i primi insediamenti di edilizia popolare. Questo decentramento ed allontanamento dai centri urbani è un elemento sintomatico tanto della crisi alloggiativa delle prime borgate abusive, cioè di case auto-costruite dagli abitanti, tanto della volontà di isolare le categorie sociali più emarginate: i baraccati, gli immigrati, gli sfrattati. Ad evidenziare questa volontà di emarginazione e di isolamento, anche lo stile dell’edilizia popolare: la configurazione quasi ripetitiva per ogni borgata, l’utilizzo di materiale scadente, planimetrie di edifici caratterizzate da squadrature che ne sono diventate, con gli anni, il tratto distintivo.
Le nuove borgate erano isole; agglomerati di persone completamente separate dalla città, inserite in un contesto volutamente anonimo, presidiate dai vicini Forti militari. Quindici Forti militari per dodici borgate romane. 
Nonostante nel secondo dopoguerra la forte espansione urbanistica di Roma ha fatto si che le borgate venissero inghiottite, queste sono tutt’ora di facile riconoscimento e non solo per la struttura architettonica quanto per l’allarme sociale e criminale che destano per la violenza, i traffici di sostanze stupefacenti e per tutti quei reati che vengono comunemente inglobati nella micro criminalità, i c.d. “street crime”. 
I motivi ed i perché di tutto questo sono sicuramente da rintracciare nella crisi economica, nelle condizioni disagiate in cui molte famiglie versano e nell’assenza di punti aggregazione, terreno fertile per le organizzazioni criminali che ricercano ragazzi di giovane età da assumere come bassa manovalanza.
E’ proprio questo lo scenario in cui i protagonisti sono questi giovani che per estetica e per tratti fisici distintivi sembrano tutti molto simili. Il taglio e la pettinatura dei capelli, il modo e la scelta dei colori da utilizzare per i loro vestiti, gli accessori da indossare ed i tatuaggi fanno di loro dei soggetti che di simile hanno anche la chiave comunicativa. Ma ancora, quel modo di aggrottare le sopracciglia e la fronte, per comunicare all’altro uno sguardo talvolta di cruccio, di preoccupazione, talvolta per assumere un aspetto minaccioso, severo, di sfida. Il ripetersi costante di questi atteggiamenti nel tempo fa si che dove oggi c’è un sopracciglio aggrottato domani ci sarà una ruga, che indelebilmente saprà replicare, anche a  distanza di anni certi volti e certa comunicazione non verbale, seppure in maniera quasi del tutto involontaria. 
E allora la domanda che ci siamo posti all’inizio di questa breve riflessione ritorna come una insistente litania. Può una subcultura influenzare così tanto un soggetto da imprimerne sul volto tratti distintivi che lo riconducono alla stessa? La complessità della risposta è da ricercarsi nelle diverse discipline chiamate in causa fino ad ora. Certamente è da scongiurare la fisiognomica lombrosiana, che immaginava criminali delle persone solo per la forma e la vicinanza degli occhi.

Dott.ssa Roberta Brega

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